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Comune di Tavagnacco

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Cenni storici su Tavagnacco

Affreschi Chiesa CavaliccoIl territorio dell'attuale Comune di Tavagnacco risulta precocemente antropizzato, com'è dimostrato dal rinvenimento di oltre ventimila manufatti in selce e quarzite locali in una zona sudorientale del Comune, i quali coprono un periodo che va dal Paleolitico superiore all'Eneolitico.

Con abbiamo notizie in merito alle caratteristiche di tale insediamento ma con tutta probabilità si trattava di cacciatori e raccoglitori stabilizzatisi, in un secondo momento, in comunità agricole.

La continuità di insediamenti fino all'età romana è ad ogni modo, dimostrata da ritrovamenti in età imperiale presso la località "Angoris", in comune di Udine, ma a poche centinaia di metri dal confine con Tavagnacco.

Analizzando i resti della centuriazione romana, si evince il dato per cui sul nostro territorio sarebbe passato il confine tra l'agro aquileiese, colonia da cui partì la romanizzazione del Friuli, e l'agro di Iulium Carnicum (Zuglio), dove era senz'altro forte la presenza celtica; come è probabile che attraverso Tavagnacco passasse la cosiddetta via Julia Augusta che collegava Aquileia al Norico.

Nell'età romana si formano i toponimi locali, tipici quelli prediali in -acco, -icco, o quello di Colugna, derivante dal latino colonia; sempre in questo periodo si verifica la diffusione della religione cristiana, proveniente da est.

A causa della sua posizione geografica il nostro comune è vittima di invasioni di popoli transalpini, soprattutto germanici, che intendono raggiungere il centro dell'impero romano. Questo fenomeno porterà dei mutamenti radicali all'assetto del Friuli.

Del periodo delle invasioni barbariche va fatta menzione della dominazione longobarda, che lasciò alla nostra regione un discreto ricordo; è infatti a questa età che risalgono le prime attestazioni scritte che riguardano i nostri paesi. Un documento del 762 attesta una donazione al monastero femminile di Salt di Povoletto da parte dei nobili Erfo, Marco e Xanto di alcune case poste "in Adeliaco".

La prima menzione di Cavalicco avviene nel periodo carolingio circa nel 790, quando il patriarca Paolino d'Aquileia fonda la chiesa di San Leonardo, che sarà poi consacrata dal patriarca Valperto nell'882.

Lotte interne tra diverse fazioni e, soprattutto, le invasioni degli ungari chiudono il periodo della dominazione di Carlo Magno e dei suoi successori interrompendo il momento di rinascita che il Friuli stava attraversando.

Con l'inizio del nuovo millennio il patriarca assumerà poteri spirituale e temporale riunendo sotto il Patriarcato di Aquileia popoli romanzi, germanici e slavi.

A dimostrare le tendenze ghibelline e filogermaniche del patriarcato ci sono i vari passaggi di proprietà della villa di Adegliacco: da Emma di Zeltschach, fondatrice del vescovado di Gurk, dopo l'anno Mille, passa all'arcivescovo di Salisburgo e da questi nel 1212 al patriarca Wolfger. Tra il 1257 e il 1293 vengono, per la prima volta, attestati i toponimi di Branco, Colugna, Tavagnacco e Feletto.

Il nostro territorio non era, tuttavia, unito da un punto di vista giurisdizionale. Tavagnacco sembra facesse parte delle proprietà dei nobili d'Attimis, Branco di un ramo degli Ettorei e il resto era diviso fra la Gastaldia di Trigesimo e il capitanato di Udine.

L'annessione del Friuli alla Repubblica di Venezia modificò lentamente la situazione. In questo periodo va ricordata, nel 1477, l'incursione turca che distrusse Sitins, borgata di Adegliacco.

Nel '600 Venezia mise in vendita le giurisdizioni feudali libere; così Colugna venne acquistata nel 1600 da Valentino di Lovaria che poi la cedette ai Beretta, futuri conti di Colugna.  Adegliacco, invece, venne ceduta a Dante Villabruna di Feltre. Un conte della famiglia Florio esercitava la proprietà su Cavalicco, mentre Branco era amministrata da un luogotenente in sostituzione degli Ettorei colpevoli di non aver legalizzato l'investitura nobiliare.

Con l'avvento di Napoleone le giurisdizioni nobiliari cessarono di esistere, non furono ripristinate neanche con il Regno Lombardo-Veneto che perdurò fino al plebiscito del 21-22 ottobre 1866, quando il nostro Comune entrò a far parte dello stato italiano.

Questo cambiamento portò la creazione di due comuni Feletto, con le frazioni di Branco e Colugna, e Tavagnacco, con annesse Adegliacco e Cavalicco.

Profonde erano le differenze tra i due comuni. Mentre a Feletto si distinguevano le componenti operaie ed artigiane, con una vita politica dominata da componenti progressiste, Tavagnacco era un comune prevalentemente agricolo, dominato politicamente dai conservatori. Feletto ebbe all'inizio del secolo la più forte sezione socialista friulana, mentre a Tavagnacco dominava la potente famiglia dei di Prampero, una delle famiglie di più antica nobiltà in Friuli, che, però non aveva feudi nel nostro Comune; un ramo vi acquistò una villa (l'attuale Villa di Prampero) nel 1836.

Al termine della prima guerra mondiale le differenze erano le medesime, ma nel 1928, per disposizione fascista, i comuni di Pagnacco e Feletto vennero aggregati al comune di Tavagnacco. La parentesi fascista, fu particolarmente dura per un territorio con notevole presenza antifascista, e si concluse solo con la seconda guerra mondiale che portò numerosi lutti alla comunità colpita dalle morti dei militari di leva spediti sul fronte di Russia ed Albania ed altre zone di guerra; da quelle dei partigiani levatisi in armi contro i nazifascisti, tra cui i tredici martiri, impiccati il 29 maggio del 1944; da quelle dei civili: ancora il 30 aprile 1945 una colonna di tedeschi in ritirata uccise 16 civili inermi.

Dopo la liberazione Pagnacco chiese ed ottenne di tornare comune autonomo, mentre Tavagnacco e Feletto rimasero uniti, con quest'ultimo sede comunale, ed iniziò un periodo di sviluppo demografico che continua fino ad oggi, dopo aver conosciuto una consistente accelerazione negli ultimi vent'anni, anche malgrado gli eventi sismici del 1976, peraltro non disastrosi nel comune.

La struttura produttiva è profondamente mutata: praticamente annullata la componente agricola, la piccola industria protagonista negli anni sessanta è stata notevolmente ridimensionata, lasciando un largo spazio ad un pronunciato sviluppo del settore terziario.